Lui & Lei
Quella volta in riviera
10.03.2026 |
2.569 |
4
"A un certo punto lei appoggiò la fronte alla mia e disse piano:
«Sai qual è la cosa più bella degli incontri di passaggio?»
«Qual è?»
«Che nessuno dei due deve fingere..."
Era settembre sulla Riviera Romagnola.La stagione turistica stava finendo e gli alberghi avevano quell’aria sospesa: meno rumore, più silenzi, più sguardi che restano un attimo di troppo.
Ero lì per lavoro, e mi ero sistemato in un hotel sul mare. Uno di quei posti un po’ vissuti, con i corridoi lunghi e le finestre che la sera si riempiono dell’odore salato dell’Adriatico.
La direttrice dell’hotel si chiamava Elena.(nome di Fantasia)
La incontrai la prima volta alla reception.
Non era la classica donna da cartolina: aveva qualcosa di più interessante. Un’eleganza naturale, i capelli raccolti in modo imperfetto e uno sguardo che sembrava sapere sempre qualcosa in più degli altri. E gli occhi che mi catturarono subito.
«Se ha bisogno di qualsiasi cosa… mi chiami.»
Lo disse con un mezzo sorriso.
Non era una frase speciale.
Ma il modo in cui la disse sì.
⸻
Le sere successive rientravo tardi. L’hotel era quasi vuoto. Cenavo nel
piccolo ristorante dell’hotel a conduzione familiare e la trovavo spesso al bancone della reception, la luce soffusa dietro di lei.
Cominciammo a parlare.
Prima di cose banali: il lavoro, la stagione, la fatica degli alberghi.
Poi, piano piano, di tutto il resto.
Scoprii che aveva quarant’anni.
Una sera mi disse:
«Sai qual è il problema di questo posto?»
«Quale?»
«Che qui passano migliaia di persone… ma quasi nessuno guarda davvero.»
Mi guardò negli occhi mentre lo diceva.
E in quel momento capii che non stava parlando dell’hotel.
⸻
La quarta notte il mare era agitato. Il vento faceva sbattere le persiane del corridoio.
Quando tornai, la reception era vuota.
Stavo per salire quando sentii la sua voce alle mie spalle.
«Non vai a dormire ancora.»
Era appoggiata alla porta del piccolo bar dell’hotel.
Entrai.
Parlammo per quasi un’ora.
Seduti vicini, sempre più vicini.
A un certo punto mi raccontò qualcosa di personale, una di quelle confessioni che si fanno solo a qualcuno che probabilmente non rivedrai mai.
E quando finì di parlare rimase in silenzio.
Io le sfiorai la mano.
Lei non la ritirò.
⸻
Il primo bacio arrivò in modo naturale.
Lento. Quasi curioso.
Non fu un bacio timido.
Fu uno di quei baci in cui due persone capiscono nello stesso momento che stanno attraversando una linea invisibile.
Lei mi prese la camicia tra le dita.
⸻
La sua stanza era all’ultimo piano.
Ricordo la luce calda della lampada, il rumore lontano delle onde, e la sensazione che tutto fosse improvvisamente più lento.
Elena aveva una sicurezza tranquilla.
Non aveva fretta.
Mi guardava come se volesse imparare a memoria ogni gesto.
Ogni volta che ci sfioravamo sembrava che il silenzio della stanza diventasse più denso. Le mani, i respiri, le risate improvvise quando uno dei due diceva qualcosa di stupido.
Non c’era niente di aggressivo.
Solo desiderio che cresceva piano, come una marea.
A un certo punto lei appoggiò la fronte alla mia e disse piano:
«Sai qual è la cosa più bella degli incontri di passaggio?»
«Qual è?»
«Che nessuno dei due deve fingere.»
Sentivo la sua mano slacciarmi la cintura afferrarmi il membro e poi le sue labbra si posarono sul mio glande
Il resto della notte fu un intreccio di pelle, parole sussurrate e quel tipo di vicinanza che nasce solo quando due sconosciuti decidono, per qualche ora, di non esserlo più.
⸻
La mattina dopo la trovai già alla reception.
Perfetta, professionale, come se nulla fosse accaduto.
Mi consegnò la chiave della stanza che dovevo lasciare.
Ma mentre lo faceva mi sfiorò il polso con le dita.
Solo un secondo.
E con un sorriso appena accennato disse:
«Spero che il soggiorno sia stato… interessante.»
Io risposi:
«Molto più del previsto.»
Lei abbassò lo sguardo per un attimo, poi tornò al suo lavoro.
E ancora oggi, ogni volta che ripenso a quelle notti sulla Riviera, mi torna in mente una cosa.
Non il mare.
Non l’hotel.
Ma quello sguardo che diceva chiaramente:
lo rifarei subito.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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